Compito dell’Arte e della Conoscenza è forgiare metalli intellettuali sempre più solidi per assicurare alle future generazioni una speranza positiva.

TITO API OCCI

Non credo sia facile affrontare questo testo che, al momento della lettura, devo dire accattivante, ti accompagna di pagina in pagina attraverso un mondo fatto di semplicità, di freschezza, di scoperta. Tanti dubbi ai quali sanno dare risposte solo gli adulti, una vita che scorre serena, cadenzata dal tempo soleggiato del nostro Mezzogiorno, dove alcune figure si affacciano come comparse attraverso una sapiente regia che ad uno schiocco di dita modifica la scena ed i suoi personaggi, non disdegnando di muoversi con garbata ironia tra accezioni filosofiche e piccoli, a volte irrisori spunti di vita quotidiana. La bambina che si racconta in questo scritto non è persona facile, ma i tratti di una spiccata e poliedrica personalità si avvertono tutti. Come dice la stessa autrice è attraverso questi gesti quotidiani che si rafforza la propria individualità e la propensione verso una professione che da adulto sarà poi  la sua ragione di vita d’Artista. Oggi conosciamo una Anna Maria Torre scrittrice, un racconto nel racconto, un libro che attraverso una sequenza di immagini ed il testo scritto ci rappresenta le due anime di una donna che gioca con il ricordo e nello stesso tempo ci trasmette segnali forti attraverso immagini sapientemente scelte, un risultato eccellente sia nella semplicità del linguaggio che nell’immediatezza del messaggio visivo. L’evento è organizzato dall’Associazione Cilento Domani Arte e Cultura Mediterranea in collaborazione con l’Associazione Cilentomania. Si avvale del patrocinio della Città di Capaccio e della BCC Buccino Comuni Cilentani.

Venerdì 7 agosto appuntamento in via Magna Graecia a Paestum per trascorrere insieme una serata intrigante con donne che si confrontano in un suggestivo salotto letterario.

SOGNANDO

L’avventura del sognatore è sempre affascinante, è un pò come un navigatore solitario in mezzo all’oceano. L’idea è che attraverso gli spunti che il sogno produce nella vita reale si possa in qualche modo dare vita ad una rappresentazione della propria esistenza legata all’ambiente, alle esperienze personali, ponendo l’accento sull’aspetto simbiotico della personalità.Sognando per alimentare una libera capacità di realizzare e migliorare la condizione umana. Il filo conduttore dell’incontro è il testo di William Shakespeare ‘Sogno di una notte di mezza estate’. Dame e Cavalieri, la nostra comparsa qui vi stupirà. Ebbene, stupitevi pure finchè poi tutto verrà messo in chiaro!
Il tutto ovviamente accompagnato con degli scritti suggeriti dai partecipanti a cui è affidato il compito di presentare la scelta ed una breve lettura tratta dal proprio libro scelto per l’occasione. Tutti in videoconferenza, ai tempi del COVID-19, a dimostrazione del fatto che la cultura non muore, si trasforma e si confronta tra più individui utilizzando la nuova tecnologia. A questo appuntamento virtuale fissato per il 23 maggio, ne seguiranno altri sperando che il confronto in questo caso possa avvenire nei giardini della Biblioteca Archivio della fotografia Mediterranea di Torchiara (SA).

EDIZIONE 2020
MAGGIO DEI LIBRI 2020 ……..SOGNANDO

Prosegue il nostro approfondimento sulla figura di William Shakespeare, lettura e confronto su Sogno di una notte di mezza estate presso la Biblioteca Archivio della Fotografia Mediterranea, Sabato 6 giugno 2020 alle ore 17.

Databile agli anni 1593-95 (come attestano le affinità stilistiche con Pene d’amor perduteRomeo e Giulietta e Riccardo II), il Sogno si presenta come commedia epitalamica (si apre con l’annuncio del matrimonio tra i sovrani di Atene e si conclude con la consacrazione del talamo da parte delle fate), probabilmente composta in occasione della celebrazione solenne di nozze tra i membri dell’aristocrazia inglese.

Al di là della funzione più o meno pratica, questo curioso copione racchiude in sé, come sempre accade in Shakespeare, eterogenei spunti di tipo tematico, stilistico e paradigmatico.
Mito, fiaba, e quotidianità si intersecano continuamente senza soluzione di continuità e questo porta a riconoscere, all’interno dell’opera, suggestioni che vanno da fonti classiche (Metamorfosi ovidiane ed apuleiane) al patrimonio folkloristico tipico dell’Inghilterra (fate e folletti burloni compaiono comunque anche nei trattato sulla stregoneria di R. Scot e nel romanzo francese H. De Bordeaux, tradotto da Lord Berners) sempre originalmente e genialmente contaminati e ricreati dalla fervida fantasia del drammaturgo.

da Teatro Obliquo

          “Se noi ombre vi abbiamo irritato non prendetela a male, ma pensate di aver dormito, e che questa sia una visione della fantasia…noi altro non v’offrimmo che un sogno”

Il Sogno di una notte di mezza estate racconta delle imminenti nozze tra Teseo, duca d’Atene, e Ippolita, regina delle Amazzoni, da lui sconfitta e suo bottino di guerra. Un gruppo di artigiani-attori prepara una recita per l’occasione, mentre Titania e Oberon, rispettivamente regina e re delle fate, presumibilmente protettori dei talami nuziali, sono in lite fra loro e assistono nel bosco, tra un dispetto e l’altro, all’incontro tra amanti incompresi, amanti in fuga, amanti non corrisposto. Un fitto bosco di equivoci e malintesi, un re e una regina litigiosi, folletti dispettosi e creature magiche sono gli ingredienti ideali per una commedia divertente ma anche ricca di poesia e delicatezza, apparentemente elegante e cortese, impregnata di spunti noir e talvolta inquietanti. Il notturno, le visioni, il sovrapporsi di atmosfere che precedono il sonno e la veglia, l’inquietudine, sono caratteristiche che attraversano l’opera e lo spettacolo e che permettono di fare un vero salto nel fantastico da un lato, un’incursione nelle ambigue immagini della mente umana dall’altro.

Il Sogno di una notte di mezza estate è un vero e proprio teorema sull’amore ma anche sul nonsense della vita degli uomini che si rincorrono e che si affannano per amarsi, che si innamorano e si desiderano senza spiegazioni, che si incontrano per una serie di casualità di cui non sono padroni. Un gioco, a volte divertente a volte crudele, di specchi e di scatole cinesi che rivelano quanto la vita degli uomini sia soggetta a mutamenti inspiegabili e come il meccanismo del “teatro nel teatro” riveli la verità più profonda della vita. Gli uomini si affannano in un folle girotondo e nel frattempo le fate si burlano di loro per soddisfare i propri capricci: il dissidio tra Oberon e Titania, infatti, sconvolge la natura e le stagioni mentre un magico fiore rompe le dinamiche degli innamorati che si scambiano ruoli e amanti. In questo turbine di parallelismi e proiezioni si sviluppano le vicende del Sogno imbastito su tre piani, tre regni differenti ognuno dei quali è regolato da linguaggi e dinamiche specifiche. Il mondo delle fate è un mondo parallelo, mentre Oberon e Titania sono proiezioni Oberononiriche del duca d’Atene e della di lui futura sposa. Gli eterei sovrani però, sono più vivi degli uomini. La legge che li governa è la natura intesa come passione, sensualità e debolezza. Non sono astratti ed inconsistenti ma masticano piuttosto passioni e pensieri senza dubbio umani. Al contrario la razionalità e la legge dominano il mondo degli uomini. Quello degli artigiani rappresenta invece il mondo dell’arte che avvicina e mette in comunicazione gli altri due e si fa portatore di un legame indissolubile tra la vita reale e quella ideale. Uno spettacolo sul dissidio continuo e inevitabile tra ragione e istinto, tra apollineo e dionisiaco, tra il bello e il bestiale che vive in ognuno di noi e sulla riflessione quanto mai attuale di come nell’uomo questi due aspetti debbano necessariamente convivere.

Il Regno di OBERON

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